lunedì 28 maggio 2007

Verde que te quiero verde

Domenica mattina. Su Milano incombe un grigiore che minaccia pioggia. Ma io, sfidando impavidamente l'età, il meteo e il ridicolo, mi avvio con largo anticipo per partecipare alla manifestazione dei Raggi Verdi: una pedalata collettiva di una quindicina di chilometri che vuole promuovere la creazione di otto percorsi ciclopedonali. Una raggera razionale (otto raggi che bene si inseriscono nella pianta radiocentrica di Milano) per collegare i parchi cittadini del centro e del primo hinterland. L'idea è bella. E' bella perché è semplice, perché sarebbe realizzabile con ragionevoli investimenti, perché migliorerebbe sensibilmente la vivibilità (quasi all'estinzione) di Milano, perché tutelerebbe quelle due specie quasi in via di estinzione che sono i pedoni e i ciclisti, perché permetterebbe a molte più persone di rinunciare all'orrida automobile e andare al lavoro in bicicletta senza rischiare l'intossicazione, le allergie, lo stress da claxon e da insulto, o addirittura la pelle. E' ovvio che per realizzare questo, come qualsiasi progetto socio-urbanistico, ci vuole la politica. E qui temo che caschi l'asino, che caschino cioè tutti quegli asini che come me si illudono che nel panorama politico italiano esista la possibilità di trovare un ambientalismo che non sia solo parolaio, una cultura che non sia solo di omologazione e omogeinizzazione agli squallidi stereotipi massmediologici, una sensibilità che non sia solo clientelare, una attenzione al sociale che non sia solo demagogica, un senso della vita civile che non sia solo campanilistico-parrocchiale.
Nonostante il mio pessimismo disfattista, mi avvio. Mentre raggiungo il luogo della radunata, che è in Piazza San Marco proprio dove un tempo c'era la darsena, ho modo di ammirare nugoli di piccioni che banchettano con gli avanzi di torte generosamente spiaccicate sul selciato davanti al caffé Radetzky (serrande ancora abbassate che per la vergogna non dovrebbero più rialzarsi: ma si rende conto del nome che porta questo caffé?), un tappeto pressoché sterminato di cicche di sigaretta che ricopre tutto lo spiazzo davanti alla libreria Utopia. Una mucca ostenta il simpatico e virile osanna "viva la figa".
In corso Como un nutrito drappello di operai della nettezza urbana si prodiga per rimuovere tonnellate di cocci di bottiglia, lattine schiacciate, immondizia di vario genere, svomitazzate e stronzi - credo - di cane .
E allora mi vien da pensare che una politica che tollera questo, come ha tollerato e anzi più o meno corrivamente favorito, i vandalismi dei simpatici diavoletti berlusconian-milanisti, come potrà essere sensibile a un discorso che appartiene a una cultura completamente diversa da tutto questo e che anzi da tutto questo è sempre più prevaricata e sopraffatta?
Gardez vos illusions...
Ma la festa del raggio verde è bella e allegra. Siamo parecchie centinaia. Giovani, ex giovani, anziani, famiglie intere, bambini e cani. Tanti davvero. Non me lo aspettavo. E questo corteo che sfila tra un centro degradato a porcile, un'aria mefitica ammorbata dagli scappamenti, una Bicocca domenicalmente spopolata e aridamente cementizia, mette allegria e mi spinge ad annacquare il mio inveterato pessimismo con un po' di cautela. Gli assessori c'erano e hanno promesso che in breve tempo almeno il primo raggio verde, quello che oggi il corteo traccia idealmente sulla piantina di una ipotetica città di domani, sarà compiuto entro un anno. Staremo a vedere... La loro presenza è senza dubbio positiva e il servizio di scorta della polizia urbana è stato assicurato in modo esemplare. Diamone atto. Nel frattempo si pedala. Si entra nel Parco Nord e, dopo l'asfissia patita lungo Melchiorre Gioia e Greco, si respira. Poi tutti a casa. Noi pedalatori sgomberiamo il campo. Togliamo l'incomodo e finalmente restituiamo la città agli esuberanti tifosi delle curve sud e nord, alle dame ingioiellate e liftingate dei Suv, ai seminatori di cicche, agli spaccatori di bottiglie, ai rampanti degli happy hour, ai bivaccatori di piazza Duomo, ai gestori dei suk del Castello
sforzesco, ai rambo delle Harley Davidson, alla petulanza invasiva delle Smart,
create - si sa - per poter occupare agilmente i marciapiedi e i passaggi pedonali, ai fini musicofili dell heavy metal, agli stronzi di cane e agli stronzi in genere, di cui domattina all'alba gli operai dell'Amps cercheranno, mal riuscendovi, di nascondere le tracce schifose e puzzolenti dei loro svaghi notturni.






http://www.raggiverdi.it/aim/raggi_verdi/index.htm


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