mercoledì 30 maggio 2007

Metropolis al Garibaldi


Io non so - neanche voglio saperlo - chi è il genio urbanistico che ha realizzato la ristrutturazione del Corso Garibaldi. Di sicuro però di un genio si tratta: ché ci vuol coraggio e talento e fantasia per progettare una perfetta via pedonale e poi farci scorrere auto, moto, camion, cicli e quant'altro. Il Corso Garibaldi oggi - perduti quasi tutti i suoi connotati di via popolare milanese - che tanto piacevano a Emilio De Marchi e a Carlo Bertolazzi e a Giorgio Strehler - è diventato una specie di stretta pista automobilistica incuneata tra due lastricati di gusto squisitamente pompier.
Il ciclista che, per caso o disattenzione o necessità, si avventuri su questo asfittico tratturo metropolitano rischia la vita. Ed è così che stamattina, per sfuggire a un tassista inferocito che mi strombazzava alle spalle, mi sono gettato con la mia bicicletta sul marciapiedi. Non si deve fare, lo so. Ma la pelle è la pelle; e quel tassista, non potendo superarmi per mancanza di spazio, pareva davvero assetato del mio sangue.
Proprio durante questa mia spericolata e piratesca manovra sono andato quasi a sbattere contro il pregevole monumento che mi sono affrettato a fotografare. E ne ho fotografato - perché meritevole - anche la didascalia che lo accompagna: nella quale, in un arcaico ed elitario dialetto italo-artese, gli autori spiegano gli intendimenti, la portata artistica, il significato socio-urbanistico della loro opera. Leggere per credere. Se poi non vi basta, andate sul sito http://www.edi-risvegli.com e lì vi saranno fornite ulteriori educative illuminazioni..
Oltre a questo torracchione di cassette di ortofrutta, che sembra proprio il cenotafio della mela ranetta o del fico fiorone, gli stessi artisti hanno depositato altri due manufatti nelle infelici vicinanze.
Hanno lavorato intensamente Edi & Risvegli. Adesso dunque è ora che tornino a dormire.
Che volete, io son di gusti sempliciotti. A me piacciono le mucche della Cowparade e le, purtroppo poche, opere di Pawel Althamer in mostra alla Palazzina Appiani.



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