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venerdì 1 giugno 2007

Une bouteille à la mer (..)

Gentilissima Signora
Dr.ssa Letizia Moratti – Sindaco di Milano

Potrebbe, Signora Sindaco, cortesemente farmi conoscere la sua opinione su queste latrine disseminate a grappolo nel Parco Sempione?
Le pare che la loro concezione architettonica, i materiali, i colori, l’ingombro, si addicano al contesto in cui sono collocate?
Non le sembra che i manufatti del Filarete, i torrioni di Bartolomeo Gadio, il cortile bramantesco, le magnolie, i tassi, le querce, i ginepri secolari, i ponticelli romantici, i laghetti e tutto il resto, stonino un po’?

Non sarà il caso che Lei promuova, come per i cinesi di via Paolo Sarpi, la dislocazione dell’intero comprensorio visconteo-sforzesco, con i suoi annessi e connessi, in qualche remoto e inavvicinabile hinterland, magari accanto ai rom o a qualche altra popolazione barbarica?
E’ consapevole del fatto che queste latrine sono prive d’
acqua? Riesce a immaginarne lo stato – poniamo, alle 18 di un pomeriggio domenicale dopo intensa frequentazione del parco? (Ebbene tale stato io l’ho fotografato. Per decenza e per riguardo, le risparmio le immagini).
Le pare opportuno che una città con pretese culturali di portata internazionale debba umiliarsi a risolvere in questo modo – negletto persino dall’ abusivismo edilizio - un tal problema?
Non sarà il caso che lei mandi i responsabili di tale puzzolente nefandezza urbanistica a fare una gita oltre Chiasso, e a dare una occhiata, così da trarne ispirazione, all’organizzazione dei servizi igienici al Palazzo dei Papi di Avignone, al castello di San Jorge di Lisbona, alla Abbazia di Westminster, a Londra, ecc.?
Quale è stato, qual è il costo di queste installazioni, Signora Sindaco? Costo, ovviamente, non solo in termini di denaro, ma di immagine, di civiltà urbana, di dignità civica, di sensibilità igienica?
E dovremo tenerceli, questi orribili cessi, nello loro stato quasi sempre fetido, liquamoso e cloacale, in via definitiva?

Enrico Mattei, quando visitava i motel o gli autogrill dell’Agip – l’ho appreso direttamente da Eugenio Cefis –andava per prima cosa a controllare i gabinetti. Se li trovava inadeguati o sudici era capace di prendere i suoi dirigenti a pedate nel sedere?
Ecco, Signora Sindaco, anche Lei, forse, dovrebbe cominciare a distribuire, oltre che promesse e parole, qualche calcione. E, mi raccomando, si munisca di scarpe robuste: ché i meritevoli, nei palazzi comunali e immediate adiacenze, sono una legione.

Con osservanza

Mando questa lettera al Sindaco di Milano. So che si tratta di una patetica bottiglia affidata al mare.
Sulla battigia comunale, dove passeggiano sindaco
vicesindaco assessori appaltatori faccendieri consiglieri urbanisti architetti funzionari esperti consulenti addetti a…amici di… probabilmente non arriva più nemmeno l’onda della voce della città.
La bottiglia affonderà, si perderà, o finirà in qualche mano impropria . So che devo rassegnarmi a naufragare nelle abissali profondità de la mer(..). Ma “ e naufragar m’è dolce in questo mare” proprio non mi viene di dirlo.


lunedì 28 maggio 2007

Verde que te quiero verde

Domenica mattina. Su Milano incombe un grigiore che minaccia pioggia. Ma io, sfidando impavidamente l'età, il meteo e il ridicolo, mi avvio con largo anticipo per partecipare alla manifestazione dei Raggi Verdi: una pedalata collettiva di una quindicina di chilometri che vuole promuovere la creazione di otto percorsi ciclopedonali. Una raggera razionale (otto raggi che bene si inseriscono nella pianta radiocentrica di Milano) per collegare i parchi cittadini del centro e del primo hinterland. L'idea è bella. E' bella perché è semplice, perché sarebbe realizzabile con ragionevoli investimenti, perché migliorerebbe sensibilmente la vivibilità (quasi all'estinzione) di Milano, perché tutelerebbe quelle due specie quasi in via di estinzione che sono i pedoni e i ciclisti, perché permetterebbe a molte più persone di rinunciare all'orrida automobile e andare al lavoro in bicicletta senza rischiare l'intossicazione, le allergie, lo stress da claxon e da insulto, o addirittura la pelle. E' ovvio che per realizzare questo, come qualsiasi progetto socio-urbanistico, ci vuole la politica. E qui temo che caschi l'asino, che caschino cioè tutti quegli asini che come me si illudono che nel panorama politico italiano esista la possibilità di trovare un ambientalismo che non sia solo parolaio, una cultura che non sia solo di omologazione e omogeinizzazione agli squallidi stereotipi massmediologici, una sensibilità che non sia solo clientelare, una attenzione al sociale che non sia solo demagogica, un senso della vita civile che non sia solo campanilistico-parrocchiale.
Nonostante il mio pessimismo disfattista, mi avvio. Mentre raggiungo il luogo della radunata, che è in Piazza San Marco proprio dove un tempo c'era la darsena, ho modo di ammirare nugoli di piccioni che banchettano con gli avanzi di torte generosamente spiaccicate sul selciato davanti al caffé Radetzky (serrande ancora abbassate che per la vergogna non dovrebbero più rialzarsi: ma si rende conto del nome che porta questo caffé?), un tappeto pressoché sterminato di cicche di sigaretta che ricopre tutto lo spiazzo davanti alla libreria Utopia. Una mucca ostenta il simpatico e virile osanna "viva la figa".
In corso Como un nutrito drappello di operai della nettezza urbana si prodiga per rimuovere tonnellate di cocci di bottiglia, lattine schiacciate, immondizia di vario genere, svomitazzate e stronzi - credo - di cane .
E allora mi vien da pensare che una politica che tollera questo, come ha tollerato e anzi più o meno corrivamente favorito, i vandalismi dei simpatici diavoletti berlusconian-milanisti, come potrà essere sensibile a un discorso che appartiene a una cultura completamente diversa da tutto questo e che anzi da tutto questo è sempre più prevaricata e sopraffatta?
Gardez vos illusions...
Ma la festa del raggio verde è bella e allegra. Siamo parecchie centinaia. Giovani, ex giovani, anziani, famiglie intere, bambini e cani. Tanti davvero. Non me lo aspettavo. E questo corteo che sfila tra un centro degradato a porcile, un'aria mefitica ammorbata dagli scappamenti, una Bicocca domenicalmente spopolata e aridamente cementizia, mette allegria e mi spinge ad annacquare il mio inveterato pessimismo con un po' di cautela. Gli assessori c'erano e hanno promesso che in breve tempo almeno il primo raggio verde, quello che oggi il corteo traccia idealmente sulla piantina di una ipotetica città di domani, sarà compiuto entro un anno. Staremo a vedere... La loro presenza è senza dubbio positiva e il servizio di scorta della polizia urbana è stato assicurato in modo esemplare. Diamone atto. Nel frattempo si pedala. Si entra nel Parco Nord e, dopo l'asfissia patita lungo Melchiorre Gioia e Greco, si respira. Poi tutti a casa. Noi pedalatori sgomberiamo il campo. Togliamo l'incomodo e finalmente restituiamo la città agli esuberanti tifosi delle curve sud e nord, alle dame ingioiellate e liftingate dei Suv, ai seminatori di cicche, agli spaccatori di bottiglie, ai rampanti degli happy hour, ai bivaccatori di piazza Duomo, ai gestori dei suk del Castello
sforzesco, ai rambo delle Harley Davidson, alla petulanza invasiva delle Smart,
create - si sa - per poter occupare agilmente i marciapiedi e i passaggi pedonali, ai fini musicofili dell heavy metal, agli stronzi di cane e agli stronzi in genere, di cui domattina all'alba gli operai dell'Amps cercheranno, mal riuscendovi, di nascondere le tracce schifose e puzzolenti dei loro svaghi notturni.






http://www.raggiverdi.it/aim/raggi_verdi/index.htm


sabato 26 maggio 2007

I cowboys della notte


Il Milan vince la partita contro il Liverpool. E' un evento che scatena entusiasmo, orgoglio, patriottismo. Si festeggia. Con la benedizione, la protezione e la connivenza delle cosiddette preposte autorità, nelle strade del centro si riversa l'orda rossonera. Su un autobus scoperto sfilano i reduci delle battaglia di Istanbul -ancelottiinzaghipippomaldinikaka ecc. -osannati da una marea di plebaglia emersa, smargiassa e cafona, dai più remoti ricettacoli della suburra (che è un suburra culturale piuttosto che urbanistica).
Il risultato dei festeggiamenti è una città devastata, disseminata di rifiuti di ogni genere con prevalenza di cocci di bottiglia e permeata, da piazza Castello a San Babila, di un olezzo composito di birra rancida-vomito-piscio.
Una ventina di mucche della cowparade - una delle poche iniziative artistico urbane felici - vengono sbrindellate, spaccate, incendiate. Danni per centinaia di migliaia di euro. Il senso della festa è stato quello di una esplosione di violenza repressa che si è sfogata, come prevedibile, contro gli obiettivi più indifesi, più gentili, più inoffensivi.
Malaparte diceva che è una vergogna vincere una guerra. Ma anche vincere una partita di calcio è qualcosa che il boys della tifoseria milanista sono riusciti a trasformare in una vergogna civile di cui utilmente si eviterà di ricercare una qualsiasi responsabilità.