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sabato 5 luglio 2008

CALIGOLINO

Sono tanti i modi per passare alla storia. Si può fare come Caligola e nominare senatore un cavallo.
Oppure si può fare come il piccolo cesare di Arcore e far ministri un po' di somari e qualche vacca.

venerdì 28 settembre 2007

Nevrotici metropolitani


Dell'intervento della Signora Elena Balzaretti mi è piaciuto tutto. Proprio tutto: l’eleganza stilistica, il bell’argomentare, il sociologismo raffinato, l’icasticità, i rimandi culturali, il furor civico, la profonda conoscenza della mobilità cittadina, ciclabile e non.
Mi permetto soltanto, come ciclista iscritto alla Fiab-Ciclobby, di sottoporre alla garbata e raffinata Signora alcune domande.
Lei sa, Signora mia, quanti ciclisti vengono ammazzati o feriti ogni anno dagli automobilisti e quanti automobilisti vengono ammazzati dai ciclisti?
Lei sa quante portiere d’auto prendono quotidianamente sul muso i ciclisti ?
Lei immagina che cosa prova un ciclista quando un automobilista gli arriva alle spalle, lo supera sfirorandolo, lo fa traballare con lo spostamento d’aria, e poi lo saluta col dito indice alzato al cielo?
Lei sa, Signora mia, che tipo di percorso è costretto a fare un ciclista che percorre, poniamo, la via Melchiorre Gioia?

Ha mai immaginato la sensazione che prova una persona anziana quando un automobilista gli suona un clacson da 70 decibel alle spalle?
Lei sa, come sanno anche le casalinghe di Voghera, quanti chilometri di piste ciclabili ci sono a Milano e quanti ce ne sono a Berlino o a Parigi o a Vienna o a Lione?
Lei sa, Signora mia, quante automobili sono parcheggiate abusivamente sui marciapiedi di Milano da chi, sceso dall’automobile, poi si trasforma in un pedone sacrificale come lei?
Lei sa quanti automobilisti, prima di trasformarsi in agnelleschi pedoni, non rispettano i limiti di velocità?
Lei riesce immaginare delle situazioni in cui il ciclista è costretto a salire sul marciapiede per
necessità o per legittima difesa?
Lei sa quanti pedoni, che attraversano la strada col rosso, schivano quotidianamente i ciclisti di Milano ?
Lei sa cosa ha fatto il Comune di Milano in questi anni di fronte alle richieste di progetti per la mobilità ciclopedonale?
Lei sa che nel contesto cicloamatoriale della Fiab esiste anche una associazione che si chiama “Cammina Milano” e che si adopera in difesa, appunto, dei diritti del pedone.
Lei sa quanti ciclisti, volontaristicamente, si battono perché chi amministra le nostre città adotti le opportune misure urbanistiche per una civile convivenza tra pedoni e ciclisti?
Lei sa cosa è stato fatto e cosa si fa, nell’ambito delle tante associazioni che operano in Italia, per l’educazione civica dei ciclisti, per la sicurezza nelle strade, per la salvaguardia del territorio?
Lei sa quanti sono i pedoni che rubano biciclette?
Lei sa, Signora mia, quanti sono i pedoni che, col bicchiere in mano, occupano abusivamente i pubblici passaggi – nei dehors del Garibaldi per esempio - e quanti i ciclisti che fanno altrettanto?
Lei sa che i ciclisti iscritti alla Fiab, ancorché non obbligatoria, sottoscrivono una assicurazione RC? Lei dice che non ne può più dei ciclisti di Milano?
Si deve presumere che invece le vadano bene i comportamenti di coloro che dragano il centro storico con i Suv, le Smart, le Motociclette da 1200 cc, che strombazzano di giorno e di notte, che parcheggiano sui passi carrai, che inquinano il territorio di rumori e di esalazioni?
E potrei continuare a lungo, ma - Signora mia - non voglio tediarla, visto che sulla mobilità ciclopedonale ci sono decine e decine di studi che lei, come la sua lettera dimostra, conosce e padroneggia alla perfezione.



Aggiungo, per concludere, che il maleducato e l’incivile, come il cretino, esistono, e purtoppo dilagano, in modo trasversale e quindi vanno anche in bicicletta. Sarebbe stupido negarlo. Così come stupida e immotivata è la colpevolizzazione della categoria dei ciclisti che, con quella dei pedoni è la più debole e la più indifesa nel contesto di una cultura che ha sempre privilegiato e continua a privilegiare il motorismo più forsennato e più impunito. Perché è questa cultura che tiene per le loro gracili zampe i pedoni e i ciclisti. I quali tuttavia farebbero bene a evitare, mentre vengono condotti al macello, di comportarsi come i tacchini di Renzo Tramaglino.

In ogni caso, Signora mia, io mi chiamo Paolo Pacca, sono un ciclista, qualche volta - lo confesso - salgo sul marciapiedi con la bicicletta, abito in via Aleardi al numero 10, e se vuol venire a prendermi a borsettate, penitente e remissivo, l’aspetto.

Cordialità

lunedì 24 settembre 2007

Profonda indignazione e vibrata protesta


Egregio dottor
Fabio Lopez Nunes
Direttore Settore Parchi e Mobilità Ciclabile
Provincia di Milano

e pc
Signora dottoressa
Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti
Sindaco di Milano




Egregio dottor Fabio Lopez Nunes,


domenica scorsa, quale associato Fiab Ciclobby Onlus, ho partecipato alla ciclopasseggiata "Alla scoperta del Parco del Lura" organizzata dall'ente che Lei dirige e guidata da Lei in persona. Ebbene dottor Lopez, io devo protestare perchè la mia delusione, che sconfina nell’amarezza e fors’anche nell’indignazione, è stata grande.
Lungo i sentieri, gli sterrati, le salite e le discese, come pure lungo i pur numerosi corsi d’acqua che movimentano il percorso, non sono riuscito a vedere neanche un frammento giallastro di water closet, un sifone di bidet, un lavandino dismesso, una sgangherata scarpiera ikea, un monitor di televisore fulminato, una carogna di piccione o di pantegana.
Nulla. Proprio nulla.
Dottor Lopez, mi creda, non c’era neanche un sacchetto di immondizia diligentemente sventrato che mettesse in mostra il suo tesoretto di bucce di banana, pannolini usati, croste di formaggio, scorze d’anguria, lacerti di ossa spolpate. Mi riservo di compiere una esplorazione più attenta ma sono quasi certo che nel parco non è possibile trovare nemmeno una cicca di sigaretta, un set di siringhe, un preservativo usato, la rosea Gazzetta dello Sport, qualche pagina di un album di Diabolik, nè quei kleeenex che, deliziosamente appallottolati, sono ormai l’irrinunciabile décor floreale di ogni parco che si rispetti.
Inoltre i ponti che sono stati costruiti durante la Sua direzione si rifiutano di crollare al passaggio dei pedoni, dei joggers e persino delle biciclette e - se non sbaglio - sono costati anche poco. La torretta del Roccolo da voi ristrutturata non presenta alcun segno di fatiscenza e, cosa ancor più frustrante, nemmeno un graffito che inneggi a una sana vigorosa virile sessualità.
Nel parco non si incontra nemmeno un barbecue ed è quindi impossibile respirare le avviluppanti dense oleose persistenti esalazioni dei bistecconi, dei salsiccioni e dei superwurstel.
Per tutti i chilomentri che ho percorso non mi è mai stato concesso il conforto di qualche stereo che diffondesse con i decibel adeguati un po’ di rap, di heavy metal, di disco music, nemmeno la radiocronaca dellle partite di campionato né il rombo esaltante dei Gran Premi di Formula Uno.
Del tutto assenti poi quei bei banchetti improvvisati, folkloristici e allegri, dove si possono acquistare orologi Rolex, capi di Valentino, borse di Vuitton, accendini, giocattoli, film e compilation musicali a prezzi davvero convenienti.


I lavori di bonifica che avete intrapreso sulle acque rischiano di cancellare e farci perdere per sempre la memoria degli inebrianti odori degli scarichi urbani e industriali.
Avete offerto un picnic dove il vino non era il regolamentare Tavernello e dove i formaggi, invece che di sana plastica invecchiata a dovere, sapevano di formaggio disgustosamente fresco.
Come vede, dottor Lopez, le ragioni della mia amarezza e della mia protesta sono molto serie, molto profonde e del tutto legittime.
Aggiungo, off the records, che da dei provinciali come voi non ci si poteva aspettare che questo.
Per fortuna io sono milanese.
Così, grazie ai sagaci e lungimiranti amministratori della mia città e soprattutto al suo sindaco, domani potrò rifarmi di questa cocente delusione domenicale con una bella pedalata al Parco Sempione.

Paolo Pacca


mercoledì 12 settembre 2007

Lui, ragazzo dell' Europa (Clic)


Si conosce e si apprezza in tutto il mondo la sua mistica raffinata: "Queste brutte barbe (i musulmani), questi pupazzi con la palandrana, un giorno o l’altro li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo".
E dunque, fedele alla sua missione di purificatore dell' Europa e di difensore della razza, Mario Borghezio si è messo alla testa di un corteo - quantitativamente sparutissimo ma qualitativamente eccelso - che raccoglieva il meglio del razzismo e della xenofobia europei ed è partito, trippe padane e triplo mento celtico in resta, per la prima crociata del nuovo millennio.
Lo ha fermato la polizia poché la manifestazione era stata vietata dal sindaco di Bruxelles. I poliziotti, poco sensibili alle urla di Borghezio, che rivendicava la sua immunità di parlamentare europeo, lo hanno - pare - "corcato" di botte.
Il ministro degli esteri Massimo D' Alema ha fatto pervenire al governo belga una nota diplomatica di protesta. Sono d'accordo. A Borghezio gliene hanno date troppo poche. Protesto anch'io.

giovedì 30 agosto 2007

Serietà, please


In Europa il dibattito politico si disperde ormai su temi futili e superficialotti: la questione mediorientale, il discusso e discutibilissimo ingresso della Turchia nella comunità, la riduzione del consumo energetico, la vivibilità dell’ambiente, la conservazione dei beni culturali e del territorio, il rapporto con il mondo islamico, il terrorismo internazionale, la sudditanza vera o supposta nei confronti degli USA, le prospettive di lavoro, la colonizzazione mercantile cinese e così via. Ma noi qui, nella seria, austera e irredenta repubblica di Curlandia, non abbiamo tempo da perdere. Abbiamo cose ben più serie di cui preoccuparci e di cui si stanno giustamente occupando a tempo pieno il Presidente della Repubblica, quello della Camera, i leader di maggioranza e di opposizione, i giornali e le televisioni: il matrimonio del secolo Briatore-Gregoraci, gli schioppi di Bossi, i lavavetri di Firenze, l’ epocale fotomontaggio delle gemelle Cappa.

lunedì 27 agosto 2007

Aux armes citoyens


Con le parole che si impastano in un ruglio bovino, la faccia vizza e deragliata, l'occhio perso nel vuoto, Umberto Bossi chiama il popolo padano a oliare i fucili e a prepararsi a scatenare la rivoluzione fiscale. Basta fare i "pirla" dice nel suo ultimo bofonchiante e salivoso comizio tenuto in un remoto centro di una Padania assolata e desertica. Basta tacere e pagare per tutti, mantenere i ladroni di Roma, le clientele della Terronia, i privilegi della casta politica. Basta.
I Lombardi, chiamati dal Signor all'antica virtù, accorrano alla nuova crociata contro le infami gabelle borboniche e puntino i loro moschetti sugli affamatori di bottegai, terzisti,commercianti, osti, artigiani, dentisti, commercialisti, avvocati.
Dunque, alle armi!
E par di vederli: l'ardito e tripputo Borghezio che assalta i gabellieri all'arma bianca, il variopinto Speroni che spara pallettoni contro le civiche esattorie, l'ardito Maroni che prende a sciabolate sottosegretari e direttori di ministeri, il giulivo Calderoli che innalza forche nelle piazze di Truccazzano e Pizzighettone dove appendere, tra un extracomunitario e l'altro, Visco e Padoa Schioppa.
Povero Senatur, confinato, dopo gli anni delle berlusconiche glorie ministeriali, nella marginalità più oscura e più deprimente.
Povero Senatur, costretto a estrarre dalle macerie del suo sfacelo culturale e del suo declino politico, dalla decrepitezza del suo impianto ideologico da osteria, le metafore bellicose degli anni ruggenti. Ma la sua ormai non suona più come la roboante retorica della pistola. Oggi si è ridotta piuttosto a quella, ridicola e malinconica, del pistola.

venerdì 24 agosto 2007

Geni d'Italia


Io sono convinto che tutti i guai d' Italia dipendano dal fatto che la cosa pubblica è nelle mani di uomini eccessivamente geniali. Geni di lotta e di governo, geni di opposizione e di coalizione, geni stanziali e geni transumanti. Ma sempre, geni. Italici, inimitabili, geni.
Basta guardare le facce.
Romano Prodi: genio della leadership e dell'eloquenza.
Giuliano Amato: genio della racchetta da tennis.
Silvio Berlusconi: genio del ciondolo e della bandana.
Pierferdinando Casini: genio della famiglia.
Gianfranco Fini: genio del libro e del moschetto.
Massimo D'Alema: genio della crociera e del risotto.
Piero Fassino: genio della telefonia.
Clemente Mastella: genio ceppalonico.
Antonio Di Pietro: genio della consecutio.
Francesco Rutelli: genio palombellico.
Arturo Parisi: genio del fuoco.
Giovanna Melandri: genio della cultura e della danza briatoresca.
Eccetera...

Di legislatura in legislatura, di governo in governo, di disastro in disatro, di degrado in degrado, il gregge - alloppiato e giulivo - segue i suoi geniali condottieri come i topi seguirono il pifferaio che li avrebbe condotti ad annegare.
Ma allora basta coi geni che portano alla rovina.
Qui bisogna, con urgenza, affidarsi a un fesso.
"Ah Warter, ahò, facce sognà!"

Tutti a casa

La ricreazione è finita. Qualcuno, finalmente, ritrova la quiete.